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Il viaggio è un’avventura che porta conoscenza e arricchimento. Viaggiare significa sperimentare, comprendere. Per viaggiare bisogna porsi con uno spirito propositivo verso l’altro e l’altrove. Ci sono viaggi che riconducono a luoghi molto evocativi per la nostra mente. Uno tra questi senza dubbio è il Capo di Buona Speranza in Sud Africa.

Nell’immaginario collettivo è considerato il punto più a sud di tutto il continente africano, il punto di incrocio tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico. In realtà il punto più a sud è il Capo Aghulas. Il Capo di Buona Speranza è identificato come un finis terrae: a seconda della prospettiva in cui si guarda, “finisce e ricomincia il mondo”.

Fu Bartolomeo Dias nel 1478 per la prima volta a raggiungere il Capo, da lui battezzato come “Capo tempestoso” per i forti venti. Vasco de Gama  nel 1497 doppiò il Capo nel suo tragitto verso le Indie.

Il capo è stato fonte di ispirazione per scrittori e poeti. Basti pensare che il portoghese Louis Camois scrisse il suo poema , che si rifaceva alla mitologia greca romana. Il Capo è un gigante, Adamastor, trasformato in roccia per essere stato punito per il suo amore per Teti, la più bella tra le Nereidi, di cui era innamorato anche Peleo.

Oggi il capo di Buona speranza è costituito da due spiagge di ciottoli, ma è Cape Point, il punto più a nord-ovet della Penisola del Capo, a essere il vero luogo di attrazione. La regione intorno al Capo è costituita da un grandissimo parco naturale, più di 7000 ettari di terreno per 40 km di costa. La riserva ospita numerose specie di uccelli, in particolare struzzi, antilopi, gnu, facoceri e babbuini.

Il Capo di Buona Speranza è un luogo, per la sua valenza simbolica, da visitare nel momento in cui la vita ci richiede un momento di riflessione verso un cambiamento.
Qualcuno di voi c’è mai stato?

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